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Domenica 14 febbraio

Guido entra i sala operatoria alle 13.30. L'Offside a quell'ora comincia a riunirsi in quel di Muraglia. Premetto che per tutti quelli che vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto e mai quello mezzo pieno e per tutti quelli che credono sia irriverente paragonare il gioco del calcio al ”gioco della vita” esiste un tasto in alto a sinistra ”indietro”.
Guido ha cinque giorni di vita e deve affrontare un operazione difficile, non disperata, ma difficile e soprattutto indispensabile per la sua sopravvivenza. Gli organi della sua piccola pancia si sono posizionati in maniera anomala tanto da non potergli consentire di alimentarsi e tanto da poter andare a ledere qualche organo vitale. Non amiamo il detto ”proprio a lui”, nessun bambino merita di soffrire.
L'Offside ha 15 punti e deve affrontare una partita difficile per tanti motivi, avversario storico, numero esiguo di giocatori e ... deve continuare a sperare.
Alle ore 16 Guido è sotto le mani di due chirurghi, spesso la nostra vita dipende da altri.
Alle 16 l'Offside è sotto di un goal, segnato in fuorigioco a volte il risultato non dipende da noi.
E' un momento fondamentale, non si può mollare ora, bisogna rimanere attaccati alla vita con tutto quello che si ha. Noi preghiamo, lo facciamo spesso, non me ne vergogno, affidiamo Guido a Lui, alla Sua volontà.
L'Offside reagisce, ha orgoglio, il mister carica i ragazzi, e succede che la squadra più vecchia del campionato nel secondo tempo corre di più degli avversari giovani e ribalta il risultato. A siglare la vittoria è il capitano, quarant'anni e rotti, dimostrando che se sei una persona seria, ti alleni e ”non ti butti via” puoi ancora essere decisivo. Alle 16.45 l'Offside esce vittoriosa.
Alle 17.30 Guido esce dalla sala operatoria, respira e anche lui non ha mollato. Ora deve continuare a correre, ed io sono chiamato ad allenarlo.
Con affetto Lele
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